VERSO LA FONDAZIONE GUGLIELMO DA BASKERVILLE

ovvero la ricreAzione dall’illecito al lecito



“...Nell'ambito delle corti medioevali in Europa, notoriamente strutture autoritarie, uno dei grandi problemi era dire ai governanti quello che non volevano sentire. In molte corti esisteva quindi la figura del "buffone di corte", "the royal fool". Era lì per intrattenere il governante, ma aveva anche una sorta di licenza per dire le verità scomode che ad altri non era consentito dire. E' veramente essenziale che ai Servizi di Intelligence siano, anche nell'ambito dei moderni sistemi democratici, riconosciuti i privilegi, se si può perdonare il paradosso, che spettavano al buffone di corte medioevale, così da poter dire alla classe politica quello che questa non vuole sentire. D'altro canto per un dirigente politico è certamente meglio ascoltare ciò "che non vuole sentire" in "separata sede", in ambito riservato, dai propri Capi dei Servizi, che non conoscerlo pubblicamente attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Quanto viene detto in forma riservata è certamente di gran lunga meno umiliante dell'essere sfidati pubblicamente. Tutto questo comunque deve presupporre un mutamento nella cultura, nella mentalità ed è questa la sfida più difficile per le comunità d'intelligence per il XXI secolo. Il vero problema per l'intelligence dei nostri tempi non è la raccolta informativa, non è l'analisi, non sono i rapporti con le altre comunità di intelligence, è il rapporto con il livello politico...”.

Da un'intervista a Christopher Andrew, “L'intelligence nel XXI secolo” pubblicata in “Per Aspera ad Veritatem” rivista del SISDE, maggio 2001      

LA FONDAZIONE GUGLIELMO DA BASKERVILLE

La Fondazione Guglielmo da Baskerville si propone di studiare le metodologie di investigazione per la formazione delle strutture che presiedono alla sicurezza nello stato democratico. A questo scopo promuoverà la ricerca delle condizioni e garanzie della legalità coinvolgendo in essa personalità e istituzioni impegnate nelle stesse finalità, e la didattica rivolta a studiosi ed esperti, in particolare tra le nuove generazioni.
I suoi riferimenti saranno la trasparenza delle azioni, la certezza del quadro costituzionale, l’applicazione delle leggi, la responsabilità degli organismi preposti al controllo delle funzioni pubbliche. A garanzia del suo operato, che si richiamerà alla Costituzione italiana e alla Carta delle Nazioni Unite, la Fondazione porrà un Comitato Scientifico di alto prestigio, e il concorso di tutti gli individui e le forze che avvertiranno l’urgenza di un intervento contro la pratica delle irregolarità e degli abusi nella gestione della cosa pubblica e nella convivenza civile.

La Fondazione Guglielmo da Baskerville intende rivolgere la sua attenzione alla generalità degli interessi della società, a tutti i campi in cui può manifestarsi l’illecito, con la conseguenza di provocare deviazioni nei comportamenti delle istituzioni di governo a qualsiasi livello. In modo più specifico essa si occuperà dei problemi della sicurezza – dello stato, della collettività, dei singoli cittadini -, con riferimento all’organizzazione, ai metodi, alle responsabilità, ai controlli di questo ambito fondamentale per la vita democratica.

Come suggerisce il suo nome, che si richiama al personaggio di Guglielmo da Baskerville, il frate ex inquisitore che si trova a dipanare una serie di misteriosi delitti in un’abbazia del nord Italia alla fine del 1327, la Fondazione intende istituire un osservatorio permanente sui fenomeni dell’investigazione, e in particolare su quelli dell’"intelligence”.

E come Umberto Eco nel romanzo “Il nome della rosa" affida la soluzione del caso alla decrittazione di indizi di ogni genere che in apparenza non hanno legami con i delitti, cosi la Fondazione ritiene che la scienza dell’indagine dovrà avvalersi  di elementi e prove che strumenti e metodi assai più complessi di quelli tradizionali metteranno a sua disposizione – dalla ricerca scientifica alle tecnologie, dall’informazione multiforme che caratterizza la nostra epoca all’interdisciplinarità. Il sapere (cioè la capacità e costanza dell’osservazione) e il suo uso adeguato (la perspicuità nell’interpretare e collegare i dati) saranno le leve essenziali che si richiederanno all’investigatore. Un aspetto di grande portata e attualità sarà poi il rapporto tra strutture d’intelligence e potere politico, rapporto che è necessario salvaguardare da interessi di parte o personali che determinano deviazioni e illeciti a danno della sicurezza e della collettività.

Qui il ruolo della Fondazione Guglielmo da Baskerville si disegnerà – a fianco dei Servizi istituzionali – come quello che in teatro spetta al “folle del re” (secondo la metafora di uno dei maggiori esperti della materia, Christopher Andrew) : il personaggio che, nei silenzi e nei raggiri della corte, è l’unico autorizzato a dire al sovrano, sotto forma di paradosso, le verità scomode che egli non tollererebbe dai cortigiani o che i cortigiani  per calcolo tacerebbero. L’esperienza storica, specialmente degli stati a regime autoritario, dimostra come il flusso delle informazioni raccolte, anche su situazioni di emergenza, spesso si interrompa prima di raggiungere il suo destinatario ultimo quando un rapporto informativo non concorda con la visione della leadership politica. Ma lo stesso fenomeno si produce anche in regimi non autoritari nei casi in cui le informazioni possono essere considerate dalla dirigenza politica lesive degli interessi o delle operazioni e dei legami illeciti di parte o personali.

Il tema dei rapporti tra Servizi di intelligence e dirigenti politici si intreccia strettamente alla complessa e spesso inadeguata normativa relativa al “segreto” decretato sui documenti, alla discrezionalità dell’esecutivo in questa materia, all’assenza di reali garanzie per l’operato dei Servizi. E si intreccia anche alle nuove dimensioni dell’informazione che le tecnologie moderne rendono disponibili. È un capitolo su cui occorre una responsabile riflessione, poiché da esso dipende in larga misura il funzionamento delle strutture della sicurezza.

La Fondazione Guglielmo da Baskerville nascerà anche con intenti scientifici, ma non in un contesto accademico. Il contesto in cui intende operare è quello politico-sociale-economico del declino della repubblica, connotato dal ripetersi di “scandali”che sono soltanto la punta visibile di più profonde irregolarità di funzionamento. Il suo proposito è di contribuire ad arrestare e invertire il senso della rotta, soprattutto a livello di conoscenza e di formazione dell’opinione pubblica.

 

LA LUNA DICOTOMICA OVVERO LA SCUOLA DI FORMAZIONE

Le attività della Fondazione confluiranno, a livello insieme didattico e di ricerca, nella Scuola di Formazione, snodo fondamentale per la preparazione dell’identità del nuovo investigatore e del suo rapporto con la classe dirigente in senso lato, e per una strategia del cambiamento finalizzata ai valori democratici dello stato repubblicano.

La Scuola di Formazione sarà indirizzata in questo modo a trasmettere agli operatori del settore e all’opinione pubblica (tra cui in particolare alle nuove generazioni) il suo patrimonio di studio e di analisi e insieme le metodologie operative che elabora.

Strumento essenziale e orizzonte di sapere del suo insegnamento sarà la transdisciplinarità – cioè il metodo di pensiero della complessità- in cui si compierà la sintesi dei risultati conoscitivi delle diverse discipline le quali operano con alto grado di specializzazione e quindi in un ambito di reciproco isolamento: metodo che consentirà di ricostruire l’unità multidimensionale dei fenomeni della realtà.

Il sistema didattico della Scuola di Formazione integrerà in sé anche l’analisi delle dicotomie. Questa esaminerà ogni fenomeno (evento o opinione) dal punto di vista di una serie di termini contrari, verificando (e addestrando a verificare) il tasso di verità e autenticità contenuto nel fenomeno osservato.
Si può parlare in proposito di una sorta di “dissezione dialettica”, che porrà l’indagatore nella posizione di penetrare in qualche modo all’interno del fenomeno indagato, andando oltre le apparenze dei fatti e delle parole.


La luna dicotomica
01 - LUCE E OMBRA
02 - SONNO E VEGLIA
03 - GIOVANE E VECCHIO
04 - UOMO E BESTIA
05 - MEMORIA E OBLIO
06 - REALTÀ E ILLUSIONE
07 - ORDINE E DISORDINE
08 - MASCHILE E FEMMINILE
09 - DENTRO E FUORI
10 - MOBILE E IMMOBILE
11 - PAURA E CORAGGIO
12 - DESTRA E SINISTRA
13 - NORMALE E PATOLOGICO
14 - EROS E ETHOS
15 - PIACERE E DOLORE
16 - ZERO E INFINITO
17 - MEMORIA E IDENTITÀ
18 - SENSO E RUMORE
19 - MOLECOLE E SOCIETÀ
20 - NASCOSTO E PALESE
21 - VUOTO E PIENO
22 - CENTRO E PERIFERIA
23 - ATTRAZIONE E REPULSIONE
24 - CONTINUO E DISCONTINUO
25 - SEMPLICE E COMPLESSO
26 - TRANSITORIO E PERMANENTE
27 - VERO E FALSO
28 - DEBOLE E FORTE
29 - PASSATO E FUTURO
30 - DUBBIO E CERTEZZA
31 - ORIGINE E FINE
32 - UOMO E MACCHINA
33 - GUERRA E PACE
34 - QUANTITÀ E QUALITÀ
35 - RAGIONE E PASSIONE
36 - MATERIALE E IMMAGINARIO
37 - GRANDE E PICCOLO
38 - PAROLE E SILENZIO
39 - ENERGIA E TRASFORMAZIONE
40 - L'IO E L'ALTRO
41 - CAOS E COMPLESSITÀ