Un problema di sicurezza

 

“Due incontri Finmeccanica-Mokbel” Ma Guarguaglini smentisce: falso 

L’ordinanza un giro di più di 8 milioni di euro per ottenere (e rivendere) commesse militari

 (Corsera 10 luglio 2010)

Fondi neri: così Marina Grossi pagava Enav

(10 dicembre 2010)

Truffa Parioli, perquisita l'Alenia 
nel mirino una fattura da 84 milioni

I finanzieri nelle sedi della Carispaq, sequestrati i documenti. A rivelare il mega-pagamento lo stesso Lande. Un nuovo indagato nell'inchiesta 

(Repubblica 28 aprile 2011)

Voglio parlare con il presidente così mi faccio dare ancora tre milioni

(Repubblica 15 settembre 2011)

L´assalto a Finmeccanica di Tarantini e compagni 

L´obiettivo: commesse in cambio delle donne. Si dimette il direttore Pozzessere 

(Repubblica 16 settembre 2011)

 

I titoli degli articoli fotografano, parzialmente, la condizione attuale nella quale si trovano protagonisti i vertici di Finmeccanica.

Senza entrare nel merito delle singole vicende, sulle quali indaga la magistratura e che già hanno visto l’arresto di numerosi personaggi o le dimissioni di altri, balza all’occhio l’inestricabile e inspiegabile intreccio tra finanza, politica, servizi di intelligence, militari, miss Colombia, lenoni cocainomani e prostitute…

Come e perché questi attori si trovino a interpretare il ruolo di corrotti e corruttori saranno i giudici a decidere (anche e soprattutto sulla base di intercettazioni telefoniche illuminanti) a noi compete riflettere sulla gravità della vicenda in relazione a ciò che ci ostiniamo a preservare: la sicurezza del Paese.

Da anni, nei nostri ragionamenti con voi più volte condivisi, abbiamo sostenuto che le aziende che svolgono un ruolo stategico per il Paese debbano essere gestite con dei criteri che abbiano come finalità la sicurezza e il bene della collettività, escludendo, di conseguenza, metodi a dir poco opachi, se non dolosi, e soprattutto qualsiasi forma di interesse privato, con l’esclusione di un giusto compenso.

Tra il 2005 e il 2006 elaborammo un documento “Ubiquità ovvero la dimensione necessaria di un’Intelligence culturale” nel quale, a fronte degli evidenti mutamenti economico culturali cui la “globalizzazione” e lo spostamento verso oriente del baricentro economico, furono evidenziate alcune fragilità del sistema e avanzate alcune proposte per affrontare il futuro.

Nel documento, oltre a una riflessione intorno alla gestione (raccolta e protezione delle informazioni) abbiamo sostenuto che “Tra le misure preventive di Intelligence non può non rientrare il controllo della corruzione e dei sistemi di interessi diffusi, ai limiti della legalità o spesso oltre confine, che sono come bombe innescate pronte ad esplodere imprevedibilmente”.

Consideriamo ora la questione della gestione della Protezione civile (massaggi, preservativi e champagne presso il Salaria sport village) emersa nei mesi scorsi intrecciata alle vicende di Finmeccanica che scorre parallela alla critica (rivolta dall’allora ambasciatore americano in Italia Spogli) rivolta alla politica dell’ENI nei suoi rapporti con la Russia in relazione alla Libia, con la quale abbiamo un trattato di collaborazione fresco di firma… un brivido ci scorre lungo la schiena, tanto più perché era un risultato ampiamente prevedibile.

Sempre da “Ubiquità” leggiamo: “La globalità come fenomeno nuovo non si esaurisce in una amplificazione delle relazioni in termini di numero e intensità, ma significa una delocalizzazione delle relazioni tale da creare uno spazio sovraterritoriale governato da regole diverse e ancora in formazione, che sollecitano un approccio trasformato e solidaristico tra discipline e competenze a problemi e situazioni, particolarmente in ambito di difesa e sicurezza culturale prima ancora che nazionale”. Ebbene, cosa è stato fatto dagli organi preposti alla difesa e alla sicurezza del paese per andare in questa direzione? A giudicare dall’esito della vicenda libica che ci ha visto esclusi dal tavolo dei vincenti, diremmo: nulla.

La strada che abbiamo indicato da tempo comporta l’attuazione di una pratica semplice e lineare, basata su criteri di selezione e di formazione del personale addetto alla gestione dei settori vitali del paese: Intelligence, Finmeccanica, TLC, media, comparto energetico, trasporti e via dicendo.

Selezione, formazione, merito implicano ovviamente la trasparenza dei criteri di scelta da adottare per soddisfare tali pratiche; ora, se per accademia applicassimo tali criteri alle figure coinvolte nelle vicende, difficilmente i suddetti personaggi potrebbero trovare spazio negli organigrammi palesi di Finmeccanica e delle società del gruppo, così come nelle strutture che hanno gestito la sicurezza del paese, del resto.

Altrettanta serietà e rigore deve essere applicata alla selezione di quelle società o soggetti economici che di necessità debbano entrare “in affari” con chi gestisce i suddetti settori; pensare a scorciatoie (tangenti, ricatti o altro per parlare chiaro) al fine di ottenere un appalto deve essere una pratica che una volta per sempre deve essere bandita da ogni democratico e liberale consesso, pena l’irreversibile crisi della nostra civiltà.

A voi meditare sulle parole che da anni andiamo ripetendo.

 

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