La macchina del tempo
ovvero come progettare l'invisibile
Utopia non è un luogo dello spazio ma un luogo del tempo.
Non è l’isola ideale che non esiste; è invece la freccia lanciata verso il limite del possibile.
É la “macchina del futuro”, il congegno immateriale che attualizza nel presente le potenzialità del reale nel suo incessante divenire di progresso, già concepite dalla mente umana e dalle conquiste della scienza.
Presente e futuro possono coniugarsi soltanto nel pensiero dell’uomo, in questa realtà altra che è come un mondo parallelo al mondo quotidiano, e nella quale si entra attraverso la capacità di progettare l’invisibile, ciò che non è ancora, ma che è già scritto in segni cifrati sulle tavole del tempo.
A muovere questa macchina del futuro sono le idee: il carburante più volatile, e non esauribile nei suoi giacimenti sommersi, mette in moto costantemente la ruota del tempo annullando la semplice logica della successione passato-presente-futuro.
Viaggiatori, spinti dalla curiosità di Ulisse, si avventurano nell’oceano dell’utopia, per spostare i termini della realtà, per ridisegnare la configurazione del mondo.
Fermi nei porti restano quelli che ritengono invalicabili le Colonne d’Ercole su cui essi stessi hanno segnato il confine dell’”impossibile”. Nel lungo percorso della speculazione occidentale si incontrano due significati di utopia.
Da un lato, essa è indicata come la terra irraggiungibile, un regno perfetto ma irrealizzabile, un mondo immaginario creato dalla fantasia per evadere dalle brutture della vita reale – dunque un’illusione compensativa o un’esercitazione sterile.
Ma il pensiero contemporaneo ha recuperato la tradizione più consistente, la stessa a cui si ispirava Tommaso Moro, lo sfortunato gran cancelliere di Enrico VIII d’Inghilterra, che coniò il termine: l’utopia come proposta di cambiamento e progresso, come prefigurazione del possibile.
É una tradizione che parte dalla Repubblica di Platone, che ebbe grande fortuna tra i pensatori del Rinascimento, che fu ripresa dai filosofi fondatori della modernità, Rousseau e Kant, e che oggi ha avuto nella nostra epoca un rilancio nel filosofo Ernst Bloch fin dal titolo della sua opera Spirito dell’utopia.

Qui l’utopia è critica dello stato delle cose e forza propulsiva che muove la storia.
Con l’immenso sviluppo della scienza e della tecnologia contemporanee si può dire veramente che il futuro è già cominciato.
La macchina del tempo corre veloce. A patto tuttavia di essere convinti di quanto dice Rousseau, che tutti i nemici dell’utopia, con la scusa di volersi attenere solo a ciò che è “fattibile”, finiscono per difendere “quello che si fa”.







