Atti di stima

RIVOLTI A ...

Ilda Boccassini


Confidava Giuseppe Pelle a Giovanni Ficara: “Microspie, filmati, un bordello… sanno tutti i cazzi nostri”.

(Attilio Bolzoni, La Repubblica, 13.10.2010 in merito all’ultima indagine coordinata da Ilda Boccassini)

Ilda Boccassini (Napoli, 7 dicembre 1949) è un magistrato italiano, sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Milano.
Dopo la laurea in Giurisprudenza entra in magistratura, con funzioni effettive, nel 1979 prestando servizio alla Procura della Repubblica di Milano. Si occupa, quasi subito, di criminalità organizzata.

La sua prima inchiesta di rilevanza nazionale viene denominata Duomo Connection e ha come oggetto l’infiltrazione mafiosa nell’Italia settentrionale. L’inchiesta è portata avanti con la collaborazione di un gruppo di investigatori guidati dall’allora tenente Ultimo, il capitano divenuto poi famoso per l’arresto di Totò Riina. Sono gli anni delle prime collaborazioni anche con il giudice Giovanni Falcone, che sfoceranno in un legame di profonda amicizia.
All’inizio degli anni novanta entra in rotta di collisione con altri colleghi del pool antimafia milanese, ne viene estromessa dall’allora procuratore capo Francesco Saverio Borrelli, ma porta comunque a termine il processo sulla Duomo Connection. Dopo le stragi di Capaci e Via D’Amelio, nel 1992, chiede di essere trasferita a Caltanissetta dove rimane per circa tre anni sulle tracce degli assassini di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Collabora nuovamente con Ultimo alla cattura di Riina e scopre, in collaborazione con altri magistrati applicati a quelle indagini, mandanti ed esecutori delle stragi Falcone e Borsellino. Dopo una breve parentesi alla Procura di Palermo torna a Milano e, su richiesta del Procuratore Borrelli, si occupa dell’inchiesta denominata Mani pulite subentrando ad Antonio Di Pietro dimessosi dalla magistratura il 6 dicembre del 1994. Collabora, quindi, con i colleghi Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo, Armando Spataro e Francesco Greco, seguendo in particolare gli sviluppi delle inchieste riguardanti Silvio Berlusconi e Cesare Previti.

Attualmente Ilda Boccassini continua ad operare presso la Procura di Milano dove si occupa di indagini sulla criminalità mafiosa e sul terrorismo. Ha diretto a partire dal 2004 le indagini della DIGOS che il 12 febbraio 2007 hanno portato all’arresto di 15 sospetti appartenenti all’ala movimentista delle Nuove Brigate Rosse, denominata anche Seconda Posizione. Secondo l’accusa, la presunta organizzazione terroristica, operante nel Nord Italia, stava preparando attentati contro persone e aziende (fonte Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Ilda_Boccassini).

Veniamo a oggi, 13 luglio 2010, e aggiorniamo il curriculum di questo grande magistato.
Ilda Boccassini con Alessandra Dolci e Paolo Storari hanno coordinato il filone lombardo di un’indagine su scala nazionale che ha portato a oltre trecento arresti in Lombardia e in Calabria di importanti esponenti della ‘ndrangheta operanti in tutti i settori del crimine, dagli appalti alla sanità e via dicendo.
Le cronache riportano con evidenza il fatto che le indagini non si siano avvalse di alcun pentito e che siano state effettuate ricorrendo all’uso di intercettazioni ambientali e riprese filmate, ovvero con quegli strumenti che il ddl Alfano sta cercando disperatamente di limitare. Quindi solo grazie alla sagacia dei magistrati, al coraggio di quanti hanno installato a rischio della vita gli strumenti necessari a incastrare i malavitosi e delle forze dell’ordine, oggi la Lombardia è un posto un po’ più sicuro. Siamo certi che alla nostra voce, presto si unirà il coro di ringraziamenti levati dagli amministratori della grande regione del Nord.


Il summit dei capocosca nel centro culturale Falcone-Borsellino nel quale viene nominato Salvatore Zappia come rappresentante in Lombardia

Non deve essere un caso, tuttavia, che proprio in questi ultimi anni la Lombardia e Milano in particolare stia beneficiando di un fiume di denaro legato all’Expo del 2015, che significa in altre parole la cementificazione di immense aree urbane, cemento che sembra essere l’humus preferito dalla malapianta della criminalità, i cui processi vitali spesso usufruiscono del concime organico allocato nelle amministrazioni locali e nazionali (e infatti un filmato documenta la visita di un indagato alla Regione Lombardia).
Viene da pensare che se l’Expo 2015 fosse stato assegnato a Izmir o Smirne, come alcuni di noi avevano patriotticamente tifato (e non in quanto cittadini turchi, bensì in quanto italiani e patrioti della legalità) forse le radici della malapianta avrebbero avuto minori ricchezze da succhiare.
 

 


 

Lorella Zanardo

Lorella Zanardo, coautrice del video “Il corpo delle donne” insieme a Marco Malfi Chindemi e Cesare Cantù (2009), ha pubblicato il volume Il corpo delle donne (2010, Feltrinelli) riflessione e superamento del video che ha avuto a oggi un milione e cinqucentomila spettatori nel web.

Il video (www.ilcorpodelledonne.net) pluripremiato e plurirecensito in tutto il mondo è un documento che certifica la volontà di gruppi dirigenti del sistema televisivo nazionale di fornire una rappresentazione della donna svilente la sua dignità. Una cattiva notizia, l’ennesima, ma la risposta delle centinaia di migliaia di “spettatori” che universalmente hanno visionato con disgusto quelle immagini è il segnale dell’esistenza di un disagio culturale e della volontà di rimuovere dallo schermo immagini così degradanti (e dalle sedi opportune tutti coloro che le producono o le avvallano), disagio e volontà presentite e interpretate con precisione da Lorella Zanardo.

Il “secondo” Corpo delle donne segna invece la mutazione di Lorella Zanardo dalla veste di autrice al ruolo di cittadina impegnata in un progetto di trasformazione culturale del Paese, mutazione maturata a seguito delle sollecitazioni che centinaia di migliaia di spettatori-cittadini le hanno rivolto visionando il video, partecipando al blog, alle conferenze e via dicendo.
La proposta di Lorella Zanardo per attuare il cambiamento culturale desiderato si riassume nella realizzazione di un percorso formativo del cittadino al quale devono essere forniti gli strumenti adeguati al riconoscimento degli stereotipi culturali all’origine di tanta violenza e volgarità rivolta alle donne.
Una proposta simile non può che trovarci d’accordo nonché ci impegna a sostenere Lorella Zanardo in quella che non possiamo non definire una battaglia politica.
 


 

Sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo

A metà marzo del 2010 un pubblico ben più vasto degli addetti alle vicende parlamentari ha appreso dalla trasmissione televisiva Report che il Senatore Leopoldo di Girolamo, già senatore nella XIV legislatura e deputato nella XV legislatura, si è dimesso dall’incarico di senatore nella XVI legislatura il 4 novembre 2009 in ragione della sua elezione a Sindaco di Terni avvenuta il 22 giugno 2009.
La ragione delle dimissioni non è dovuta alla incompatibilità delle cariche, tutt’altro, quanto alla scelta del neo primo cittadino di Terni di “fare” il Sindaco della città che lo ha eletto a tale delicato quanto pestigioso incarico.
Ipazia Preveggenza Tecnologica condivide appieno tale scelta giacché ritiene che l’accumulare cariche pubbliche sia un pessimo esempio vuoi per il rischio di incorrere in un conflitto di interessi vuoi perché un delicato ruolo istituzionale richiededovrebbe esaurire il tempo a disposizione di qualsiasi essere umano vuoi, infine, perché percepire un doppio e lauto stipendio non si addice a un servitore della comunità.
Leopoldo Di Girolamo è nato a Montorio al Vomano (TE) l’11 agosto 1951 ,laureato in Medicina svolge la professione di medico.


Il Sindaco Leopoldo Di Girolamo durante una seduta del consiglio comunale di Terni



Mario Patrono
 
Il Professore Mario Patrono è intervenuto a più riprese sul decreto “salvaliste”  varato dal governo nei primi giorni di marzo 2010 esprimendo con parole chiare e nette la preoccupazione di un cittadino, prima che di un costituzionalista, di fronte alla scelta di modificare una legge elettorale in periodo di elezioni nonché la preoccupazione dell’esistenza di una classe dirigente inadeguata al compito che è stata chiamata ad assolvere. Riteniamo del tutto corrette le parole del Professore al quale tributiamo questo atto di stima in segno di apprezzamento e di sostegno.

Il professor Mario Patrono è Professore ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico presso la Ia Università di Roma “La Sapienza”, dove insegna anche Diritto dell’Unione europea, nonché Diritto delle Organizzazioni Internazionali. Nella qualità di professore ordinario, ha tenuto in precedenza la Cattedra di Diritto costituzionale nelle Università di Catania e di Padova.

È stato anche Direttore dell’Istituto di Scienze Giuridiche dell’Università di Padova, dal 1980 al 1988. Insegna anche “Tutela e tecniche di protezione dei diritti umani” presso la Scuola di Scienza e Tecnica della Legislazione “Mario D’Antonio” dell’ISLE – Istituto per la Documentazione e gli studi legislativi.

Ha insegnato per molti anni Istituzioni di Diritto pubblico e Diritto pubblico dell’economia presso la LUISS. Dal 1988 al 1990 è stato professore stabile presso la Scuola superiore della Pubblica Amministrazione. Nel 1999 è stato Visiting Professor nella Law Faculty della Victoria University di Wellington, Nuova Zelanda, dove ha tenuto due corsi di lezioni: uno dedicato alla tutela dei diritti umani in Europa, l’altro al Diritto della Comunità e dell’Unione europea.

Dirige la Collana “Ricerche di Diritto pubblico comparato” per i tipi della CEDAM di Padova, Collana nata nel 1981 e pervenuta al volume 25 della serie.
È socio onorario di molti Istituti di cultura, sia italiani che stranieri, e fa parte del Consiglio direttivo o del Consiglio scientifico di numerose Riviste giuridiche sia italiane che straniere.

Nel 1988 egli ha fatto parte della “Commissione di esperti”, presieduta dal professor Livio Paladin, incaricata «di approfondire l’esame e lo studio dei problemi concernenti la disciplina dei poteri di comando delle Forze armate e delle procedure e competenze per il loro impiego nei casi di guerra, di crisi internazionali o di calamità pubbliche e di formulare conseguenti proposte in merito».
Nel 1989 ha fatto parte della Commissione governativa, presieduta dal professor Tullio Ancora, sui problemi relativi alla delegificazione.

Nel quadriennio 1990-94 ha fatto parte del Consiglio Superiore della Magistratura, in qualità di componente eletto dal Parlamento in seduta comune delle Camere. All’interno del CSM ha fatto parte della Sezione Disciplinare; in quella sede ha esercitato funzioni di relatore in oltre 100 sentenze, nessuna delle quali ha formato oggetto di rinvio da parte della Corte di Cassazione in sede di controllo di legittimità. È stato anche relatore del parere sulla questione dei rapporti tra il CSM e il Ministro della giustizia a proposito dell’attività di concerto per il conferimento degli uffici direttivi ai magistrati; un parere rimasto minoritario in seno al CSM, ma poi accolto nel suo principio di fondo, consistente nella necessità di una leale cooperazione tra i due organi e sulla spettanza della decisione finale al CSM in assenza dell’atto di concerto, dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 379/1992.

Nel 1998 ha fatto parte della Commissione per la Revisione degli Antichi Statuti della Repubblica di San Marino, presieduta dal professor Severino Caprioli, il cui “Rapporto sull’ordinamento sammarinese nella sua effettività e nelle sue linee evolutive” è stato presentato al Congresso di Stato il 17 gennaio 1998.
Nel 2001 ha partecipato ai lavori della Commissione sui Diritti umani operante presso il Ministero degli Affari Esteri.

Ha fatto parte della Commissione di studio istituita nel novembre del 2006 dal Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali, con il compito di approfondire ed elaborare proposte concernenti la revisione ed il miglioramento della vigente legislazione elettorale.
È membro del Gruppo di Studio istituito dall’Associazione Italiana dei Costituzionalisti per l’approfondimento dei problemi relativi al funzionamento della giustizia in Italia, e in particolare al processo di riorganizzazione del Consiglio Superiore della Magistratura.

Produzione scientifica

La produzione del professor Mario Patrono si è articolata prevalentemente lungo cinque filoni.
Il primo è quello della storia della cultura giuridica e della giurisdizione costituzionale. In tale materia sono da segnalare i lavori sul pensiero di Hans Kelsen e della Teoria pura del diritto.
Un secondo filone è  segnato dall’interesse per gli studi di Diritto costituzionale comparato. Tra di essi numerosi sono gli studi sul sistema politico degli Stati Uniti d’America.
Un terzo filone è  rappresentato dagli studi sull’atto e sul “procedimento”  e “processo” legislativo.
Il quarto filone è  rappresentato dalle tematiche legate all’interpretazione e alla funzione (nonché al ruolo) degli interpreti.
Un quinto filone è  quello degli studi sempre più numerosi dedicati al diritto della Comunità e dell’Unione europea.

Principali lavori scientifici:

I giudici inglesi e le Corti europee: “alti”  e “bassi” di un rapporto “difficile”, nella Collana «Cinquanta anni della Corte Costituzionale italiana», Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2007.
La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea: un passo avanti verso l’Europa unita, in Legittimare l’Europa. Diritti sociali e crescita economica
, a cura di Luciano Barca e Maurizio Franzini, il Mulino, Bologna 2005.
Politica e giustizia nell’Italia repubblicana, in La Magistratura nello Stato costituzionale - Teorie ed esperienze a confront
o, a cura di Silvio Gambino, Giuffrè Editore, Milano 2004.
The political Unity of Europe: A Dream, or a Reality in the Making?, in “Wellington Law Review”, 2004.
Il governo della prima Europa, CEDAM, 2003.
Hans Kelsen, storia di tre storie, Giuffrè Milano 2000.
I diritti dell’uomo nel Paese d’Europa: conquiste e nuove minacce nel passaggio da un millennio all’altro, CEDAM, Padova 2000.
Il cono d’ombra. Mani pulite: istruttoria per un delitto quasi perfetto, Cerri Editore, Milano 1996.
La Repubblica di Icaro - L’Italia della politica dal “patto”  consociativo alla “regola”  maggioritaria, SEAM, Roma 1995.
Una democrazia “in manette”. Giudici e politica in Italia negli anni della Grande Inchiesta, contributo a Polity ’95: Quale cambiamento?, SEAM, Roma 1995.
Maggioritario in erba – Legge elettorale e sistema politico nell’Italia che (non) cambia, CEDAM, Padova 1995.
Delegificazione, autonomia dei privati e cultura di governo - Primo rapporto sulle priorità  nazionali. Le istituzioni, 1993, volume curato da Giuliano Amato e Mario Patrono.
Guida alla Costituzione degli Stati Uniti, Milano, Mondadori, 1991.
Interpretazione e “nuove” leggi, nel volume Il giudice e l’interpretazione, Padova 1990.
La costituzione degli Stati Uniti d’America. Duecento anni di storia, lingua e diritto, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1985.
Procedimento legislativo, “voce” nell’Appendice al “Novissimo Digesto Italiano”, 1984.
Informazione (e informatica) in Parlamento, nel volume collettaneo L’informazione parlamentare, Padova 1982.
Legge (vicende della), “voce” in “Enciclopedia del Diritto” Vol. XXIII, 1973.
Diritto positivo, dogmatica giuridica e ordinamenti stranieri (vigenti) eterosistematici, Rimini 1970.
Delegated law - making power e Corte suprema federale, Bologna 1969.
Decreti legislativi e controllo di costituzionalità (aspetti problematici), in “Rivista trimestrale di diritto e procedura civile”, 1968.
 


 

Ipazia Preveggenza Tecnologica

Il 19 novembre 2009 presso la Pontificia Università del Sacro Cuore si è tenuto il seminario: Gli Stati Uniti dopo un anno di presidenza Obama: i nuovi equilibri – nei fatti, un incontro riservato – con Larry Sabato, organizzato dalla rivista “Formiche”. A dicembre, in allegato alla rivista viene pubblicato “lo stenografico degli interventi svolti durante il seminario” dal titolo: Obama, un presidente Pacifico.

Il Professore Sabato, oltre a essere il “veggente” che annunciò la vittoria di Obama, è anche il trait d’union tra il Presidente e il Segretario di Stato Hillary Clinton, ovvero il catalizzatore dell’equilibrio tra i maggiorenti dei Democrats; in altre parole il Professore Sabato è uno che sa-capisce-prevede ovvero è “intelligente”.
Diamo atto a “Formiche” e al suo direttore Paolo Messa di avere offerto a Ipazia Preveggenza Tecnologica l’opportunità di incontrare qualcuno, nonché di averla omaggiata degnamente evocando, nel titolo, nel nome “Pacifico”, la terza questione posta dal Dott. Alberto Di Stefano, Presidente di Ipazia Preveggenza Tecnologica: “…questo interesse spiccato che c’è nell’ambito del Pacifico potrebbe sottintendere uno spostamento della politica americana, trascurando il Mediterraneo e privilegiando l’Estremo Oriente?” (per dover di cronaca il nome “Pacifico” è occorso anche nell’intervento di Giorgio Stracquadanio).

Ci rimane però una curiosità. Larry Sabato rispose con un fragoroso silenzio a una domanda che Ipazia Preveggenza Tecnologica pose durante il seminario; non ci capacitiamo del fatto che “lo stenografico” abbia dimenticato di riportare proprio quella domanda, che per intenderci chiedeva al Professore di rendere conto circa un ipotizzato mutato rapporto tra Obama e l’intelligence.


 

Her Majestic Elizabeth II (18 dicembre 2009)



Perché muovere un corteo di automobili blindate o fare alzare un costoso elicottero della RAF per percorrere 60 miglia quando con si può in piena sicurezza raggiungere la località desiderata con un treno? Sua Maestà Elisabetta II deve averla proprio pensata così, un bel gesto davvero.


 

ANTONIO MANGANELLI

Antonio Manganelli è nato ad Avellino l'8 dicembre 1950. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Napoli, si è specializzato in Criminologia Clinica presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell'università di Modena. Dagli anni ‘70 ha operato costantemente nel campo delle investigazioni, acquisendo particolare esperienza e preparazione tecnica nel settore dei sequestri di persona a scopo di estorsione prima ed in quello antimafia poi. Ha lavorato al fianco dei più valorosi magistrati e di organi giudiziari investigativi europei ed extraeuropei, dei quali è diventato negli anni un solido punto di riferimento, legando il suo nome anche alla cattura di alcuni dei latitanti di maggior spicco delle organizzazioni mafiose.

È stato docente di “Tecnica di Polizia Giudiziaria” presso l’Istituto Superiore di Polizia ed è autore di pubblicazioni scientifiche in materia di sequestri di persona e di tecnica di polizia giudiziaria, tra cui, di recente, il manuale pratico delle tecniche di indagine Investigare (Cedam), scritto con il prefetto Franco Gabrielli, direttore del S.I.S. De. Nominato dirigente superiore dieci anni fa, ha diretto il Servizio Centrale di Protezione dei collaboratori di giustizia, contribuendo a riorganizzare con intelligente sensibilità la delicata materia. È stato questore di Palermo e questore di Napoli. Nel 2000 è stato nominato dal Consiglio dei Ministri prefetto di 1^ classe, con l'incarico di direttore centrale della Polizia Criminale e vice direttore generale della Pubblica Sicurezza. Dal 3 dicembre 2001 è stato vice direttore generale della Pubblica Sicurezza con funzioni vicarie. Il Consiglio dei ministri lo ha nominato capo della Polizia il 25 giugno 2007 (dati a cura del Ministero degli Interni).
Il 13 ottobre Antonio Manganelli rilascia due importanti dichiarazioni in merito all’attentato alla Caserma Santa Barbara di Milano a opera di Mohamed Game.
L’attentato di Milano è “frutto non solo di fanatismo ma è anche il risultato di una mancata integrazione… il problema va affrontato con coraggio e non con mere misure repressive”. Per il capo della Polizia l’approccio deve essere “a cavallo tra rigore e solidarietà”. Dare “migliore accoglienza ai regolari”, ha spiegato Manganelli, può aiutare a “disinnescare” le insidie legate all’immigrazione clandestina.

Il Sole 24.com, 13.10.2009.


“Dare migliore accoglienza agli immigrati regolari è importante anche perché può aiutare a evitare situazioni come quella di Milano, riconducibile a una immigrazione di seconda generazione, a una immigrazione persino integrata nel mondo occidentale ma evidentemente non ancora assorbita pienamente dalla cultura di quel mondo”. “Oltre un terzo” degli autori di reati in Italia è riconducibile all’immigrazione clandestina – ha però osservato Manganelli – il 30-35% “della popolazione carceraria è composta da immigrati clandestini. Il problema esiste ed clamoroso. Coerenza dice – ha concluso il capo della Polizia – che noi non possiamo consentire l’immigrazione clandestina nel nostro Paese”.

Il VELINO.it, 13.10.2009


 

FORMICHE_magazzino mensile di politica, economia e cultura

Fondato 2004 nel come bimestrale, Formiche ha oggi periodicità mensile. È una pubblicazione che non gode del finanziamento pubblico all’editoria e non è organo di alcun partito o movimento politico.
Formiche è un progetto culturale ed editoriale che si è arricchito con una collana di libri (in collaborazione con Marsilio), una trasmissione televisiva (su web, satellite e in chiaro) e interventi sui principali quotidiani italiani. Animatore di questa iniziativa è un gruppo di trentenni con passione giornalistica e civile.
 
Rivista fondata e curata da Paolo Messa
Direttore responsabile Anna Mazzone
 
Redazione: Ylenia Berardi, Marco Ciaccia, Valerio Giardinelli, Rossana Miranda, Francesca Capannolo.
Editore: Base per altezza srl, Piazza Cavour 3, Milano


 

GIORGIO DE RITA

Giorgio De Rita si laureato in ingegneria aeronautica a Roma, dove è nato nel 1962. Sposato, ha tre figli. Dal 2006 è Amministratore Delegato di Nomisma.

Dopo oltre dieci anni di lavoro come ricercatore e direttore di ricerca per società private ed enti pubblici dal 1998 al 2001 è Direttore del Servizio Studi e Rapporti Istituzionali della Cassa di Previdenza degli Ingegneri e Architetti liberi professionisti e dal 2001 al 2006 Direttore Relazioni Esterne di Romea Gestioni, azienda leader dell’industria immobiliare. Per oltre 10 anni ha svolto incarichi di docenza presso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione e presso l’Università LUISS di Roma.
Il 3 settembre 2009 è stato nominato Direttore generale del Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione (CNIPA).


 

IL NOBEL PER L'ECONOMIA PER LA PRIMA VOLTA A UNA DONNA
Il riconoscimento istituito nel 1968 alla memoria del fondatore del Premio â€¨è stato assegnato agli americani Elinor Ostrom e Oliver Williamson
La giuria: "Hanno dimostrato come le analisi economiche possano far luceʉ۬sulla maggior parte delle forme di organizzazione sociale"ʉ۬

di ROSARIA AMATO

STOCCOLMA - Gli economisti americani Elinor Ostrom e Oliver Williamson hanno vinto il Premio Nobel per l'Economia 2009. È la prima volta che il Nobel per l'Economia viene assegnato a una donna da quando è stato istituito, nel 1968 (in un secondo momento rispetto al gruppo di premi istituiti originariamente dall'imprenditore Alfred Nobel nel 1895). I due economisti sono stati premiati per i loro studi sulla "governance dell'economia".

Elinor Ostrom è nata nel 1933 e insegna all'Università dell'Indiana. Il riconoscimento è dovuto in particolare, si legge nella motivazione, "per aver dimostrato come la proprietà pubblica possa essere gestita dalle associazioni di utenti". Il fatto che il suo sia il primo Nobel al femminile è una circostanza che vale la pena di sottolineare, afferma Cecilia Maria Guerra, docente di Economia Pubblica all'Università di Modena: "Di per sé si tratta di un'innovazione epocale. Se lei pensa che fino a 15 anni fa in Italia c'erano solo due donne professore ordinario, l'acquisizione femminile di un peso nell'ambito delle discipline economiche è così recente... È un fatto epocale, - ripete la professoressa Guerra, che è anche redattore del sito Lavoce.info - che dimostra non tanto l'attenzione della Commissione di Stoccolma, ma il fatto che le donne contino di più nell'economia". Ne è convinta anche Rita Santarelli, vicepresidente esecutivo della Luiss: "Credo che sia certamente un segnale positivo, che va nella direzione di un'attenzione di genere. Certo, è abbastanza lontano il traguardo di una parità tra docenza universitaria maschile e femminile, in particolare nel settore dell'economia. Per di più il problema non è quante donne ci siano, ma quante donne riescano ad assumere una posizione di rilievo. Noi in Luiss abbiamo un prorettore donna, è già un segnale. In altre università non se ne parla nemmeno. Però il numero di studentesse iscritte alla facoltà di Economia è in costante aumento, e molto spesso le donne sono più brave e più brillanti e prendono la laurea in minor tempo".  

Oliver Williamson, nato nel 1932, è docente presso l'Università  di Berkley della California, ed è esperto in particolare sulla risoluzione dei conflitti aziendali. Con i suoi studi, si legge nella motivazione, l'economista americano "ha dimostrato che i mercati e le organizzazioni gerarchiche, a riflesso di quanto avviene nelle aziende, hanno delle strutture di governance alternative che si differenziano per il modo diverso di risolvere i conflitti di interesse".  â€¨ 


''Le ricerche realizzate da Elinor Ostrom e Oliver Williamson hanno dimostrato che le analisi economiche possono far luce sulla maggior parte delle forme di organizzazione sociale'', ha detto la giuria. Che ha compiuto una scelta innovativa, assicura Cecilia Maria Guerra: "Ho apprezzato molto la scelta, che dimostra un'apertura rispetto all'approccio tradizionale. Infatti le teorie di Ostrom e Williamson valorizzano una serie di fattori che arricchiscono il modello tradizionale, fondato su soggetti che massimizzano l'utilità o massimizzano i profitti. L'idea fondante di soggetti, persone o enti, che si muovono in un mondo perfetto, non riflette la realtà. Studiare i problemi di governance permette di analizzare la complessità delle relazioni fra i fattori econonomici: non ci sono individui atomistici che operano in mercati perfetti. E poi si introduce il fatto che bisogna dar peso non solo agli individui, ma anche alle istituzioni". E ai semplici cittadini, anche: "I burocrati a volte non hanno le informazioni corrette - ha spiegato più volte Elinor Ostrom - mentre i cittadini e gli utilizzatori delle risorse le hanno".  â€¨ â€¨

Insieme al premio, ai due vincitori vanno 10 milioni di corone svedesi, che equivalgono a poco meno di 1 milione di euro. L'anno scorso la Royal Swedish Academy of Sciences aveva premiato Paul Krugman, professore presso la Princeton University, per i suoi studi sul commercio internazionale.



IL NOBEL PER LA PACE A BARACK OBAMA


Il presidente: "Non so se lo merito"
Sorpresa alla Casa Bianca e in America per la decisione del comitato norvegese
Premiati "gli sforzi straordinari per la diplomazia e la cooperazione tra i popoli"

OSLO - "Sono sorpreso, onorato e profondamente commosso, ma non sono sicuro di meritare il premio". Così Barack Obama commenta davanti ai giornalisti la decisione del comitato norvegese di assegnargli il Premio Nobel per la pace 2009. "Accetto questo premio come chiamata all'azione per tutte le nazioni di fronte alle sfide del ventunesimo secolo", ha aggiunto Obama. 
Il comitato del Nobel ha attribuito il premio al presidente degli Stati Uniti "per i suoi sforzi straordinari volti a rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli".



Anno decisivo

Il presidente del comitato norvegese, Thorbjoern Jagland, ha citato anche "la visione e gli sforzi di Obama per un mondo senza armi nucleari". Jagland, annunciando il premio, ha detto che forse ad alcuni l'assegnazione al presidente americano può sembrare prematura, ma che per statuto il premio va assegnato a chi ha fatto il massimo per la pace nell'anno precedente. La scelta di Obama è stata fatta all'unanimità. Il premio, che sarà consegnato a Oslo il 10 dicembre, consiste in una medaglia, un diploma e un assegno da 10 milioni di corone (circa un milione di euro). 



Colti di sorpresa

La decisione ha colto di sorpresa la presidenza e l'America: "Wow!", è stato ad esempio il 'commento' a caldo del portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, svegliato nel cuore della notte da un giornalista della Cbs per dargli la notizia del Nobel a Obama. Anche 'a freddo', i funzionari della presidenza interpellati dalla Cnn si sono detti "sorpresi". Il capo dello staff della Casa Bianca, Rahm Emanuel, ha reagito invece con una battuta: "Oslo batte Copenaghen". Il riferimento è al fatto che la presenza di Obama a Copenaghen per perorare la causa di Chicago quale sede delle Olimpiadi 2016 si era risolta in un fallimento. Rahm ha ribadito che alla Casa Bianca nessuno immaginava che Obama potesse ricevere il prestigioso riconoscimento. Gibbs, cui è toccato il compito di svegliare il presidente per comunicargli la notizia, ha riferito che Obama si è detto "profondamente onorato" e ha aggiunto di "accettare con umiltà il riconoscimento". 
La sorpresa del Paese può essere sintetizzata guardando ai media. L'agenzia di notizie AP ha titolato un pezzo, subito rilanciato dal cliccatissimo portale conservatore, "Drudgereport", "Ha vinto. Ma per cosa?". Il Wall Street Journal invece ha aperto l'edizione on-line con un sintetico giudizio: "Scelta assolutamente bizzarra". 



Il discorso del presidente

Davanti ai giornalisti, Obama ha così ricostruito il momento dell'annuncio. "Beh, non è proprio il modo in cui pensavo di svegliarmi oggi. Dopo aver avuto la notizia, Malia è entrata e ha detto: papà, hai vinto il Nobel per la Pace ed è il compleanno di Bo (il cane). E poi Sasha ha aggiunto: e sta arrivando un week-end lungo. È bene avere bambini che mantengano le cose entro un prospettiva", ha scherzato. Per poi analizzare con serietà le conseguenze e le responsabilità connesse al premio: "Non sono sicuro di meritare di essere in compagnia di persone che hanno saputo produrre tali cambiamenti, donne e uomini che hanno ispirato me e il mondo con la lora coraggiosa ricerca della pace. Ma so - ha continuato - che il premio riflette il tipo di mondo che quelle donne e uomini e tutti gli americani vogliono costruire, che dà vita alla promessa dei nostri documenti fondativi. E so anche che nella sua storia il Nobel per la pace non è stato assegnato solo per onorare risultati specifici. È anche stato usato per enfatizzare una serie di cause. Per questo accetto questo premio, come un incitamento ad agire, un incitamento alle nazioni affinché affrontino le sfide comuni del XXI secolo". Obama ha poi citato alcuni dei punti cardine della sua politica, esempi delle motivazioni del comitato del Nobel: l'opposizione alle armi nucleari e l'impegno contro i cambiamenti climatici. Ma, ancora più importante, il richiamo al dialogo tra popoli, culture, religioni: "Le differenze non possono definire il modo in cui ci guardiamo. Dobbiamo cercare un nuovo inizio tra persone di diversa fede, razza, religione, basato su un mutuo rispetto e un mutuo interesse". Un esempio di stabilizzazione necessaria resta, per Obama, il conflitto israele-palestinese: "Hanno il diritto di vivere in pace nei loro Stati". Il presidente ha poi elencato le difficoltà domestiche, dalla crisi economica all'istruzione alla sanità, alle guerre che vedono impegnati migliaia di americani. "Questo premio non riguarda solo gli sforzi della mia amministrazione, ma gli sforzi coraggiosi di tanta gente nel mondo. Per questo va diviso con chiunque nel mondo lotti per la giustizia e la dignità". 



Le motivazioni

Tornando alle motivazioni, la commissione ha riconosciuto gli sforzi del presidente statunitense per ridurre gli arsenali nucleari e lavorare per la pace nel mondo. "Obama ha fatto molte cose - ha detto Jagland durante la conferenza stampa a Oslo - ma è stato riconosciuto soprattutto il valore delle sue dichiarazioni e degli impegni che ha assunto nei confronti della riduzione degli armamenti, della ripresa del negoziati in Medio Oriente e la volontà degli Stati Uniti di lavorare con gli organismi internazionali". 



"Molto di rado una persona è stata capace di dare speranza in un mondo migliore e di catturare l'attenzione del mondo quanto è riuscito a Obama", si legge in una nota della commissione. 
Rispondendo alle domande dei giornalisti, Jagland ha ammesso che l'ambiziosa agenda del presidente Usa deve fare i conti con l'impasse in Afghanistan, con la crisi nucleare iraniana e con lo stallo in Medio Oriente, ma ha anche evidenziato il grande successo dell'unanimità raggiunta in Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla risoluzione per un mondo libero dalle armi atomiche. 



I precedenti Usa

Obama è il terzo esponente di spicco del partito democratico americano a vincere il Nobel per la pace dopo l'ex vicepresidente Al Gore nel 2007 e Jimmy Carter nel 2002. Obama è inoltre il quarto presidente Usa (il terzo in carica) insignito del Nobel. Prima di lui lo ottennero Theodore Roosevelt (l'unico repubblicano) nel 1906, Woodrow Wilson nel 1919 e Jimmy Carter che lo ottenne nel 2002, a 22 anni dalla fine del suo mandato alla Casa Bianca. Obama ha battuto invece ogni record di rapidità nell'ottenere il premio a 10 mesi dall'insediamento. 

(9 ottobre 2009) Repubblica


 

ROGER ABRAVANEL

Roger Abravanel (Tripoli, 1946), nel 1968 si laurea in ingegneria chimica al Politecnico di Milano, vincendo il premio di "più giovane ingegnere d'Italia".
Presso la stessa università, fino al 1970, svolge l'attività di ricercatore presso l'Istituto di Fisica Tecnica. In seguito ha conseguito un Master in Business Administration presso la business school INSEAD.

Roger Abravanel ha lavorato per 34 anni per la società di consulenza McKinsey & Company, raggiungendo le cariche di Principal nel 1979 e Director nel 1984, terminando la sua esperienza nel 2006. Attualmente opera nel settore del private equity, svolgendo l'attività di advisor per i fondi di buyout Magenta e Markstone e per il fondo di venture capital Wanaka. Partecipa inoltre ai consigli di amministrazione di Luxottica Group S.p.A., Marazzi Group S.p.A., Banca Nazionale del Lavoro S.p.A., Theva Pharmaceutical Industries Ltd e dell'Istituto Italiano di Tecnologia.

Dal 2008 Abravanel svolge l'attività di editorialista per il "Corriere della Sera". Ha recentemente contribuito al dibattito pubblico sul tema della meritocrazia, in particolare grazie al libro Meritocrazia, edito da Garzanti nel 2008.

Bibliografia

Privatizzare per liberalizzare, 1993
I distretti tecnologici, 2001
Le sfide della crescita delle imprese famigliari italiane, 2006
Scelte coraggiose per sviluppare un'economia di servizi, 2006
Meritocrazia, 2008


 

HERTA MULLER ha vinto il Nobel per la letteratura.

Ecco la motivazione del riconoscimento: "Con la forza della poesia e la franchezza della prosa, descrive il panorama dei diseredati".
Nata nel 1953 a Nitzkydorf nel Banato Svevo, regione di cultura e lingua tedesca passata dopo la seconda guerra sotto il controllo della Romania, ha studiato letteratura tedesca e romena a Timisoara, legata a un gruppo di scrittori e poeti romeno-tedeschi (l'Aktionssgruppe Banat di cui facevano parte Richard Wagner - con cui si è sposata e trasferita in Germania nel 1987 - Nikolaus Bergwanger, Rolf Bossert, Franz Hodjak) che praticava la letteratura come opposizione culturale al regime di Ceausescu.
Pubblicò il suo primo libro, 'Niederungen', a Bucarest nel 1982 e gli altri dopo il suo arrivo in Germania, dove ha vinto nel 1994 il Premio Kleist, nel 2003 (a pari  merito con altri due autori) il Joseph Breitbach e l'anno dopo il Konrad Adenauer. Nelle sue opere ha rappresentato, puntando molto sullo stile e la scrittura gli aspetti più crudi del suo ambiente (la miseria e l'arretratezza culturale della minoranza tedesca del Banato) e della situazione politico-sociale della Romania, con un riferimento particolare alla condizione delle donne.
In italiano esiste il romanzo "Il paese delle prugne verdi" edito da Keller e il suo racconto "Una mosca attraversa un bosco dimezzato" nell'antologia "Fuoricampo" di scritti di autrici austriache e tedesche, edito da Avagliano.



GIUSEPPE TURANI

Nato a Voghera (Pavia) il 29 aprile 1941. Ha intrapreso la sua formazione di studi economici presso le Facoltà di Economia e Commercio dell’Università degli Studi "Bocconi" di Milano e dell’Università di Pavia.
Dal 1970 al 1976 ha fatto parte dello staff editoriale del settimanale "L’Espresso / Economia e Finanza" divenendone direttore. Nel 1976, alla nascita del quotidiano "La Repubblica" di Eugenio Scalfari, ne diviene corrispondente speciale, e in seguito, direttore della redazione economica.
Dopo aver ricoperto l’incarico di direttore responsabile de "L’Espresso" e di curatore della casa editrice "Edizioni di Comunità" (Mondadori – Olivetti) ritorna a "la Repubblica" come direttore del supplemento del venerdì "Affari e finanza". Segue l’incarico di direttore – capo di "Lettera finanziaria".

Negli stessi anni esce in edicola "Uomini & affari" di cui diviene direttore.
Negli anni ’80 cura programmi settimanali di economia e finanza per la RAI –Radiotelevisione Italiana.
Nel 1989 fonda, divenendone direttore responsabile, la rivista "Uomini & Business" (mensile di economia, politica e cultura).
Dal 1990 al 1992 è editorialista del "Corriere della Sera", del mensile "Capital", e dei settimanali "L’Europeo" e "Il Mondo".
Nel 1993 torna a scrivere sulle colonne de "la Repubblica", sempre come editorialista, attività che svolge tuttora.
È dal 1989 direttore capo de "Uomini & Business"; nonché curatore responsabile de "Economia & Management" (collana di Economia pubblicata dalla "Sperling & Kupfer").

 



LUCA DE BIASE

Giornalista e scrittore italiano.
Laureato in Economia all'Università Bocconi di Milano, si è formato come storico all'École des hautes études en sciences sociales di Parigi e ha condotto le prime ricerche all'Archivio di Stato di Venezia. Ha tenuto seminari di ricerca in Storia Economica e Sociale alla Bocconi. Ha collaborato per molti anni con l'OCSE di Parigi nell'ambito delle ricerche sulle politiche di sviluppo territoriale. Ha tenuto corsi di giornalismo e nuovi media all'università di Padova e allo Iulm di Milano.

Come giornalista si occupa di innovazione tecnologica e prospettive sociali ed economiche dei nuovi media ed ha scritto per diversi giornali: ItaliaOggi, Mondo Economico, Fortune Italia, Espansione, Panorama, The Industry Standard, Problemi dell'Informazione, Corriere della Sera, l'Espresso e La Stampa.
È attualmente caporedattore dell'inserto del giovedì (Nòva 24) del quotidiano Il Sole 24 ore, dedicato ai temi della ricerca e dell'innovazione; responsabile di Nòva24Review, strumento bimestrale di approfondimento e promotore di Nòva100, un progetto di aggregazione di più blog indipendenti.

Ha vinto nel 2007, insieme a Beppe Grillo, la VII edizione del Premio Cultura di Rete

http://blog.debiase.com/

 

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