NUOVI DIRITTI

Il 12 e 13 giugno, gli italiani sono chiamati a esprimersi su alcuni quesiti referendari, due dei quali riguardano l’acqua che tutti i giorni scorre dai rubinetti delle abitazioni.
Il comitato promotore, costituito da numerosi soggetti, ha raccolto un milione e quattrocentomila firme, dimostrando una forza inaspettata e un’altrettanto forte motivazione da parte dei firmatari.
Capofila ideale di questa numerosa schiera di cittadini consapevoli abbiamo eletto il Prof. Stefano Rodotà che da tempo studia con attenzione alcuni temi strategici per il futuro della democrazia: “no copyright, software libero, accesso all'acqua, al cibo, alla salute, alla conoscenza, ad Internet”, intesi come “nuovi diritti fondamentali della persona”. È allarmante pensare che l'accesso all'acqua, al cibo e alla salute siano qualificati come nuovi diritti, tuttavia basta volgere lo sguardo a realtà a noi molto vicine, per esempio le periferie delle città o numerosi centri minori, per osservare livelli di povertà incompatibili con la dignità dei singoli garantita dalla Costituzione.
Di seguito è riportato il testo tratto dal sito del comitato promotore dei due referendum (www.acquabenecomune.org) che espone e commenta i due quesiti ai quali vi invitiamo a votare !

I QUESITI REFERENDARI

ESTENSORI
Gaetano Azzariti, ordinario di diritto costituzionale Università di Roma La Sapienza
Gianni Ferrara, emerito di diritto costituzionale Università di Roma La Sapienza
Alberto Lucarelli, ordinario di diritto pubblico Università di Napoli Federico II
Ugo Mattei, ordinario di diritto civile Università di Torino
Luca Nivarra, ordinario di diritto civile Università di Palermo
Stefano Rodotà, emerito di diritto civile Università di Roma La Sapienza

PRIMO QUESITO
Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione.
«Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n.133, come modificato dall’art. 30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n.99 recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e dall’art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, n.135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea” convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?»

SECONDO QUESITO
Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma.
«Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?»

Finalità del primo quesito: fermare la privatizzazione dell’acqua.
Si propone l’abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008, relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica.
È l’ultima normativa approvata dal Governo Berlusconi. Stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%. Con questa norma, si vogliono mettere definitivamente sul mercato le gestioni dei 64 ATO (su 92) che o non hanno ancora proceduto ad affidamento, o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico. Queste ultime infatti cesseranno improrogabilmente entro il dicembre 2011, o potranno continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40%. La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali, per poter mantenere l’affidamento del servizio, dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015.
Abrogare questa norma significa contrastare l’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese.

Finalità del secondo quesito: fuori i profitti dall’acqua.
Si propone l’abrogazione dell’’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”.
Poche parole, ma di grande rilevanza simbolica e di immediata concretezza. Perché la parte di normativa che si chiede di abrogare è quella che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.
Abrogando questa parte dell’articolo sulla norma tariffaria, si elimina il “cavallo di Troia” che ha aperto la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici: si impedisce di fare profitti sull’acqua.

 

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