Nel labirinto del caso Moro
15 March 2011

Alle ore 13.30 del 9 maggio 1978, una telefonata alla Questura di Roma annuncia che nel bagagliaio di una Renault rossa, parcheggiata in via Caetani, a metà strada tra Piazza del Gesù, sede della Democrazia Cristiana, e Botteghe Oscure, sede del Partito Comunista, si trovava il cadavere del presidente del Consiglio, l’onorevole Aldo Moro. Finisce così, tragicamente, per un grande uomo e un grande statista, per la sua famiglia e per l’Italia, una vicenda ancora oggi oscura, per le responsabilità e le complicità, dopo 33 anni e ben 26 inchieste giudiziarie, alcune concluse e altre ancora in corso.
Il 16 marzo 1978, mentre usciva da casa per recarsi a Montecitorio, dove si sarebbe inaugurato il nuovo governo, sotto la guida di Giulio Andreotti – un governo che, per iniziativa di Moro, sarebbe stato di “solidarietà nazionale”, con la partecipazione dei comunisti, per la prima volta nella storia della Repubblica, in quello che fu definito il “compromesso storico” – l’on. Aldo Moro fu rapito, in un’azione di fuoco, in via Fani, nella quale rimasero uccisi cinque uomini della scorta.
Nell’anniversario del sequestro, ufficialmente targato Brigate Rosse, ma che, dalle inchieste, appare di ben più complessa orchestrazione, la rete delle micro web tv italiane ha deciso di partecipare con un programma speciale, con la guida della giornalista e scrittrice Stefania Limiti, già protagonista del servizio “Herbert Kappler: una fuga di Stato”. Nel suo libro: “L'anello della Repubblica”, edito da Chiarelettere, Limiti affronta il “caso Moro” in una prospettiva particolare, ovvero, del ruolo svolto da una struttura di Intelligence clandestina: l’Anello.

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