Entanglement teatrale

05 Ottobre 2011

In occasione dell'uscita del secondo numero de "La Rivista dei Dioscuri", a partire dal quale Ipazia ha curato il progetto grafico e la redazione, riportiamo di seguito Entaglement teatrale, il contributo di Vrtti Opera (pseudonimo di Francesco Franci, ideatore e curatore della rivista) che riassume i temi affrontati nei diversi articoli che lo compongono.

 Come abbiamo visto nello scorso primo numero de “la Rivista dei Dioscuri”, quando si parla di entanglement ci riferisce all’entanglement quantistico, o correlazione quantistica, un fenomeno quantistico, privo di analogo classico, in cui ogni stato quantico di un insieme di due o più sistemi fisici dipende dagli stati di ciascuno dei sistemi che compongono l’insieme, anche se questi sistemi sono separati spazialmente. 

Il termine viene a volte reso in italiano con non-separabilità, in quanto uno stato entangled implica la presenza di correlazioni tra le quantità fisiche osservabili dei sistemi coinvolti. Il termine inglese entanglement potrebbe essere tradotto letteralmente in italiano come: aggrovigliamento, imbroglio, garbuglio. Così tradotto il termine potrebbe avere un senso negativo, mentre in fisica, dove non esistono il bene e il male, è soltanto un interessante fenomeno di relazione quando ci si trova nel micro-microcosmo. Interessante è la non separabilità. E qui passiamo dalla fisica alle arti. In particolare al teatro dove, sempre nello scorso numero della rivista abbiamo parlato di teatro alchemico.

Il teatro può essere pensato come spazio reale di intersezione tra arti visive, design, moda, musica, hi-tech, danza e movimento, specifici non separabili quando “vanno in scena”. La storia teatrale di Vrtti Opera, per esempio, è una continua testimonianza di entanglement teatrale, così come buona parte dell’esperienza del cosiddetto teatro sperimentale degli anni Settanta e Ottanta. Solo per citare i grandi si pensi ai formidabili lavori immaginifici di Carmelo Bene o, più recentemente, alle opere di Robert Wilson.

Già cento anni prima, tuttavia, Richard Wagner aveva teorizzato e realizzato la sua innovativa idea di Gesamtkunstwerk (opera totale), sintesi delle arti poetiche, visuali, musicali e drammatiche. Precursore più antico è stato il Teatro Barocco dove anche l’architettura va in scena, da protagonista o deuteragonista. Nei prossimi numeri della rivista potremmo ospitare degli interventi sul tema da parte di esperti ed operatori dei vari specifici dell’entanlgement teatrale.

In una logica non binaria delle categorie di una possibile filosofia del teatro, in cui non necessariamente le cose sono Vere o False, Bianche o Nere, Teatro o Musica, Aut Aut, 0/1, possono esistere zone di grigio o zone di intersezione; in questa logica non dualistica, ma polifunzionale è ammesso anche il paradosso in cui al valore ½ tra 0 e 1 corrispondano il bianco e il nero, il teatro e la musica, il vero e il falso e via dicendo.

Si rivaluta ancora una volta il pensiero nietzschiano della Nascita della Tragedia in cui non esistono Dioniso o Apollo ma Dioniso e Apollo. Lì forse, miticamente, si origina l’entanglement teatrale.

www.teatrovrtti.altervista.org

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