BEATRICE CENCI

Gli studi sulla famiglia Cenci sono stati suggestionati e spesso sovrastati dalla leggenda. La narrazione della tragedia si dilatò e divenne tradizione dal giorno delle esecuzioni delle condanne a morte, l’11 settembre 1599, davanti alla moltitudine di popolo che aveva seguito il lungo e drammatico processo.

I racconti veicolarono la leggenda tra le famiglie della nobiltà come del popolo, Beatrice fu riconosciuta nel Ritratto attribuito a Guido Reni e passò alla letteratura - popolare e "alta" - dell'Ottocento, al melodramma, al teatro e al cinema.
La centralità e la potenza del parricidio nella saga sono tali che, in effetti, nessuno studio complessivo sui Cenci può davvero prescindere né dal
fatto, né dalla sua forza evocativa.
Tuttavia per l'analisi storiografica la leggenda non deve essere considerata necessariamente una fastidiosa sovrapposizione di cui liberarsi; essa può divenire, anzi, fertile elemento conoscitivo purché si faccia della leggenda stessa un oggetto di studio: diverse esegesi per fonti di specie diverse.
D'altro canto, nel percorso compiuto dalla famiglia Cenci dal XIV al XVII secolo la ricerca storica può trovare un soggetto considerevole: è un ben documentato casus di antica nobiltà romana irreparabilmente infrantasi contro le nuove regole del  ‘patronage', delle relazioni in Curia, della complessa organizzazione delle carriere e delle clientele nella quale agilmente si muoveva, invece, la nuova nobiltà. Per i Cenci non si trattò di una crisi di adattamento o di un lento declino nei propri feudi, come avvenne in altre situazioni e per altre famiglie, ma di un esito talmente catastrofico che - si potrebbe affermare- nemmeno i pochi superstiti ne uscirono vivi, perché per due secoli le conseguenze della tragedia condizionarono, avvelenandoli, i rapporti nella famiglia.

All'origine della leggenda sta quell'epilogo, che non può essere considerato mero fatto privato e psicodramma dai morbosi contorni, o perlomeno non è questo
soltanto: il parricidio dei Cenci non fu un episodio isolato; contemporaneamente tra i Santacroce e tra i Massimo avveniva qualcosa di simile. L'implosione dei rapporti cui giunsero i Cenci, nel 1598, fu piuttosto il frutto di un contrasto generazionale contro un padre titolare di una grandissima ricchezza ma non pater familias: un conflitto da leggersi dentro il contesto della società romana alla fine del Cinquecento.



tratto da "I Cenci. Nobiltà di sangue", a cura di Michele Di Sivo. Roma, Fondazione Marco Besso - Colombo, 2002.

Michele Di Sivo

Lavora come archivista di Stato direttore coordinatore all'Archivio di Stato di Roma, dove è docente di Archivistica speciale - Storia delle istituzioni giudiziarie di antico regime. È membro del Comitato direttivo del Dizionario Biografico degli Italiani.