ALAN TURING

MEMORIA E OBLIO

La memoria, nella sua accezione più ampia di archivio in cui sono registrati eventi del passato, è molto precedente alla comparsa della vita e del pensiero sulla Terra. Nella materia che compone l'universo sono codificate informazioni che già oggi consentono di ricostruire la storia del nostro pianeta e una serie di avvenimenti cosmici. Forse un giorno nuove tecniche di analisi permetteranno di spingersi ai limiti estremi della memoria, alle origini dell'universo.
E così come le terra restituisce, agli occhi di chi sa interpretarli, i segni della sua evoluzione, le stratificazioni che compongono il tessuto urbano, le pietre, i manufatti, i palazzi, permettono di ricostruire la storia umana.
La memoria della città conserva il tracciato delle epoche, delle culture, delle generazioni e può definire il suo rapporto con l'antico cancellandolo, conservandolo o riutilizzandolo. Comunque, costruire il nuovo significa sempre fare i conti con la storia, in una convivenza che di volta in volta può negare o esaltare le testimonianze del passato.

Di fronte alla coscienza della sua rarità, l'antico viene talvolta sottratto alla dinamica del presente e isolato per essere conservato nella sua esemplarità.
Prima ancora degli oggetti e monumenti la parola ha permesso di trasmettere da una generazione all'altra tutto il patrimonio di esperienze e conoscenze. Ma nella cultura orale la tradizione coincide con la memoria dei singoli, e ciò che viene dimenticato può considerarsi perso per sempre. Con la scrittura invece, non c'è limite all'accumulo dei ricordi, che si depositano nelle migliaia e milioni di documenti e volumi degli archivi e delle biblioteche. Ancora prima della parola scritta, l'immagine ha sempre funzionato come contenitore di memoria sintetico e immediato, capace di superare le barriere linguistiche e culturali. Talvolta sembra addirittura fondare l'intero meccanismo di memorizzazione: alcuni tra i più celebri mnemonisti acquisiscono e fanno riemergere tutti i loro ricordi sotto forma di immagini, tanto più efficaci quanto più stimolano l'immaginazione.

Nascono così i luoghi della memoria, contenitori destinati ad ospitare tutto ciò che si considera degno di essere tramandato al futuro.
Il potere evocativo dell'immagine viene riconosciuto fin dall'antichità e codificato in un insieme di tecniche utilizzate per secoli da quanti, retori, oratori o più semplicemente giovani scolari, volevano richiamare alla mente le nozioni giuste nel giusto ordine. Nelle mnemotecniche classiche, le nozioni da ricordare venivano associate a immagini insolite, collocate in luoghi abituali e facili da rammentare. Bastava passare in rassegna le stanze di un palazzo, dal granaio alla cucina alla sagrestia, per ritrovare in sequenza le immagini e i concetti ad esse affidati. Ancora oggi, i manuali che permettono ai lettori «una memoria prodigiosa» propongono bizzarre associazioni di immagini, rinunciando però alle grandiose costruzioni unitarie del passato e consigliando ad ognuno di organizzare il proprio, piccolo, teatro della memoria.

Se ricordare e tramandare i ricordi è una necessità insita nella natura dell'uomo, su cui si fondano la sua storia e la sua cultura, il collezionismo sembra concretizzarla nell'accumulo, talvolta disordinato, di opere e oggetti sottratti alla loro destinazione originaria e inseriti in una sorta di microcosmo immune dall'usura del tempo. Oggi le nuove tecnologie permettono di conservare tutto nelle memorie magnetiche e digitali: dalle scene di un matrimonio su videotape, all'Enciclopedia Britannica nei dischetti di un computer. L'immensità di questo archivio immateriale è la spia della potenza della memoria contemporanea, ma anche dei nuovi problemi che essa ha di fronte: l'accesso ai dati e un'adeguata indicizzazione, di una complessità inimmaginabile per qualsiasi collezionista del passato.

La selezione delle informazioni da memorizzare, uno dei problemi centrali della cultura contemporanea, è risolto quotidianamente e in maniera automatica dal nostro cervello, che in un primo tempo colloca i ricordi nel limbo della memoria a breve termine, per poi registrarne solo alcuni in quella a lungo termine, più stabile e duratura. Anche se i meccanismi di funzionamento della memoria cerebrale non sono ancora del tutto interpretati, essa è certamente un sistema dinamico, che si rimodella nel corso di tutta la vita adattandosi di volta in volta alle nuove esigenze.

La plasticità del nostro sistema mnestico e la sua complessità strutturale lo rendono incomparabilmente più sofisticato non solo di quello di ogni altro animale, ma del più potente degli elaboratori oggi realizzabili. Anche se dalle sue origini, all'inizio del secolo scorso, la memoria delle macchine ha fatto progressi inimmaginabili, è ancora pateticamente semplice in confronto a quella umana, che nella sua capacità di gestire i ricordi può essere paragonata a una rete di centinaia di computer collegati fra loro, che lavorino in maniera automatica e coordinata.
Se gli studi di Intelligenza Artificiale prendono a modello la memoria e il cervello umani, alla base di ogni forma di vita vi è un'altra memoria, quella del dna, che contiene tutte le informazioni necessarie a produrre un nuovo organismo di una determinata specie.

A differenza di quanto accade per la memoria cerebrale, una volta codificato il messaggio genetico è inalterabile, ma vi possono essere degli errori nella «copiatura», al momento della trasmissione delle informazioni. Gli errori, pur molto piccoli presi singolarmente, accumulandosi fanno sì che l'ultima copia possa differire moltissimo dal primo originale, tanto che la memoria alterata è alla base di ogni processo evolutivo, in campo biologico e storico. Ma quando l'informazione da trasmettere risulta troppo scomoda o ingombrante, l'errore può diventare manipolazione e si può scegliere di ridipingere un quadro, di modificare un'immagine o di censurare un'idea. Libri e documenti, ma anche personaggi ed eventi, vengono rimossi dalla storia con un rogo o un semplice colpo di forbici su una fotografia, oppure aggiunti nei rifacimenti del passato, in nome di una storia che manipola tutto, anche il ricordo.
L'oblio non è però solo un modo per difendersi dal passato. Questo territorio dai confini imprecisati, in cui convivono l'amnesia e la dimenticanza, la sbadataggine e la sventatezza, può essere anche il regno della distrazione feconda di chi non vuole ricordare tutto perché, forse, sono poche le cose che meritano di essere ricordate.

L'unico oblio che non si può rischiare è quello degli dèi, sempre foriero di catastrofi, che gli uomini tentano di scongiurare nell’'assiduità dei riti e delle pratiche propiziatorie. Ma anche le divinità esistono solo purché ci sia qualcuno che si ricordi di loro: Zeus affida a Mnemosine. la dea Memoria, il compito di celebrare le imprese degli dèi perché l'oblio, per gli immortali, è quello che la morte è per gli uomini. Così, per sopravviversi, i grandi di ogni tempo hanno tentato di lasciare sulla terra una traccia imperitura della loro potenza. Ma di fronte alle grandi opere del passato che finiscono per soccombere agli attacchi del tempo, la tentazione è quella di scegliere la memoria del quotidiano consegnando al futuro quei frammenti della vita di tutti i giorni, apparentemente sprovvisti di qualsiasi dignità storica.
 

IL CENTENARIO DI ALAN TURING

Approfondire la vita, le opere e la scienza di Alan Mathison Turing  (Londra, 23 giugno 1912 – Wilmslow, 7 giugno 1954) significa inevitabilmente affrontare molteplici e spinose questioni. Turing è universalmente considerato il padre dell’intelligenza artificiale ed è stato fra i maggiori esponenti della crittologia britannica, permettendo al gruppo di crittografi di Bletchley Park di decodificare la macchina nazista Enigma durante la seconda guerra mondiale. Fu uno stimato membro della Royal Society, un accademico e un atleta. Omosessuale, fu per questo condannato dalla Regina d’Inghilterra alla castrazione chimica. Morì suicida mordendo una mela avvelenata con cianuro di potassio.

Organizzare il centenario della nascita dello scienziato britannico significa perciò affrontare argomenti di diversa connotazione, evocativi di temi di grande impatto culturale e sociale, che proprio per ciò esigono un trattamento responsabile e rispettoso del loro significato paradigmatico per la società del nostro tempo. Alan Turing fu uno scienziato la cui fertile mente ha consentito la diffusione dell’informatica nel mondo, contribuendo così a rivoluzionare lo stile di vita dell’umanità nei modi che oggi conosciamo. Il Regno Unito, in particolare, poté avvalersi nel corso della Seconda Guerra Mondiale dell’opera preziosa e insostituibile di una persona di grande moralità, capace di mantenere un segreto (nella connotazione che aveva questo termine durante la guerra) e in grado di decodificare codici incomprensibili per tutti, favorendo così la sconfitta militare del Nazismo.

Ipazia Preveggenza Tecnologica, nata con la duplice ambizione di concorrere a riformare la cultura delle classi dirigenti del Paese, nonché di “consigliare il principe” nelle strategie mirate alla difesa della sicurezza e della legalità dello stato democratico, non poteva evitare di confrontarsi su più dimensioni – storica, scientifica, filosofica e culturale – con la  figura di Turing, protagonista di primo piano del XX° secolo.

 

PERCHÉ LE FONDAZIONI
Le Fondazioni svolgono un ruolo chiave nello studio di tematiche per loro stessa natura vicine allo spirito di Ipazia Preveggenza Tecnologica e più precisamente:

  • In un Paese le cui èlite mostrano in maggioranza di aver abdicato da tempo, con un deplorevole ripiegamento nel proprio “particulare”, al ruolo di garanti fattivi e responsabili della qualità e del rinnovamento delle classi dirigenti, occorre diffondere consapevolezza dei rischi che ciò comporta e, insieme, stimolare interesse a delineare percorsi di un possibile ripristino dell’autorevolezza necessaria al Paese per tenere aperte prospettive di progresso e di tutela del proprio prestigio, nazionale internazionale.
  • Le Fondazioni culturali possono giocare, a riguardo, un ruolo assai incisivo: esse risultano infatti collegate in maggioranza - e dunque in grado di comunicare efficacemente - con diverse e decisive aree politiche e culturali influenti nel Paese, di cui sono spesso emanazione. Possono inoltre contare sul loro profilo di enti culturali, politicamente poco “compromettente”, per mettere a contatto soggetti tra loro assai diversi, altrimenti difficilmente associabili.
  • Esse sono in grado, in particolare, di farsi carico – se debitamente orientate – di esplorare  nuovi percorsi per avviare su basi costruttive e originali il dialogo e la ricerca di intese tra gli attori decisivi della scena politica e istituzionale. Intese che, qualora vedessero la luce in contesti teorici e accademici, potrebbero tuttavia  proiettarsi – a debite condizioni - nella società civile e politica come premesse di cambiamenti reali: sociali, politici, istituzionali.

 
In sintesi, le Fondazioni culturali sembrano intrinsecamente possedere caratteristiche idonee a sostanziare, con le loro attività istituzionali, quell’”Intelligence culturale” che Ipazia Preveggenza Tecnologica definisce indispensabile alla crescita del paese.

  • Insieme in un progetto comune
  • Questa loro comune condizione, unita alla missione da esse condivisa di fare luce sulla storia per meglio comprendere la società odierna, fa del centenario di Alan Turing occasione utile a creare terreno fertile di confronto e di collaborazione.
  • Sarebbe pertanto proficuo sollecitare le diverse fondazioni a dar vita ad un “lavoro di squadra”, mirante ad approfondire, secondo angolature diverse e complementari, la complessità e la modernità del messaggio di questo grande scienziato contemporaneo.  
     

 

Convegno centrato sulla dicotomia

MEMORIA – OBLIO
23 giugno 2010 Sarzana (SP)ʉ۬ʉ۬


Temi trattati durante il convegno:ʉ۬

  • LA MEMORIA DELLA MATERIA
  • MEMORIA E PROGETTO
  • I PROFESSIONISTI DELLA MEMORIA
  • IL LIBRO DELLA MEMORIA ARTIFICIALE
  • LE NUOVE MNEMOTECNICHE
  • GUAI E MIRACOLI DELLA MEMORIA
  • TEORIE E PATOLOGIE DELLA MEMORIA
  • LA MEMORIA ARTIFICIALE
  • LA MEMORIA GENETICA
  • GENIO E SMEMORATEZZA
  • OBLIO DEGLI DÈI, DÈI DELLA MEMORIA
     

 

Visita il sito inglese per la celebrazione del Centenario

http://www.cs.swan.ac.uk/turing2012/

La petizione per le scuse del Primo ministro inglese
http://petitions.number10.gov.uk/turing/#detail                

Le scuse ufficiali del Primo Ministro inglese Gordon Brown
http://www.number10.gov.uk/Page20571                          

Il sito dedicato a Turing creato da un suo biografo
http://www.turing.org.uk/turing/index.html