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27011945 - 27012010

 

“Mia madre dopo aver pubblicato la sua storia in Germania, fu intervistata in molti luoghi da bambini tedeschi che le rivolgevano domande tipo: ‘come gli ebrei hanno potuto morire così?’. Era una domanda sbagliata, la domanda giusta era ‘come i tedeschi hanno potuto uccidere così’. Sono cresciuta in una famiglia la cui filosofia era ‘non fare domande alle vittime, falle a coloro che perpetuano le violenze’. Indipendentemente dalle violenze le domande devono essere rivolte alla parte più forte, non a quella più debole. La parte più debole deve analizzare il comportamento, alla parte più forte si devono rivolgere le domande.”
La citazione è tratta da un’intervista ad Amira Hass realizzata da Pupa Garibba, ed è contenuta nel volume Donne ebree, Edizioni Com Nuovi Tempi, Roma, 2001.
 
Porre domande a se stessi è difficile, tanto più se si appartiene alla quella parte, la “parte più forte”, che ha trovato ragioni sufficienti – difficile parlare di ragione – per perpetuare nei secoli un costante persecuzione del popolo ebraico.
Perché il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche aprendo i cancelli di Auschwitz abbiano mostrato al mondo l’orrore – meglio sarebbe dire, una porzione di esso – è questione che richiede di essere posta, ricordata, indagata e narrata senza fine.
Per cercare di rispondere e di adempiere a tali necessità, sarà il futuro a dire con quali esiti, il Parlamento italiano ha isituito una legge apposita di cui riportiamo il testo:
 
Legge 20 luglio 2000, n. 211
"Istituzione del ‘Giorno della Memoria’ in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti"
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000
 
Art. 1.
1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Art. 2.
1. In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinchè simili eventi non possano mai più accadere.
 
La “parte più forte” che vive in “tiepide case” comprende il suono della sirena che il 27 gennaio invita i cittadini di Israele a mettersi sull’attenti?


"Shoah" opera di Adriano Parracciani (acrilico su tela cm 40x50)

 

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