“Kleftes, kleftes” “ladri, ladri”

22 June 2011


In queste ore nella terra di Pericle rimbomba l’urlo degli indignati autoconvocatisi via Facebook.
Un anno fa, in questi giorni, eravamo a Terni al Centro Multimediale per l’assemblea Academy davanti a una rappresentanza proprio del mondo di Facebook con la FeMi, l’Altratv, Current e il nostro Antonio Polimene leggeva le immortali parole di Pericle anticipando il problema dei problemi della fase della collettività internazionale: la democrazia.
La Grecia, secondo alcuni denigratori, è ormai un paese di cicale.
La Grecia è un paese di cicale dove quasi tutti gli abitanti fanno la dolce vita o è, anche, uno stato che spende il 5% del suo bilancio per la difesa? Avete letto bene.

Il The Times dell’08/07/2010 sostiene che la Grecia è “il secondo paese al mondo compratore di armi”. Chi ha il potere di comprare armi per l’esercito greco se non politici greci, burocrati greci, militari greci? E in quale scenario geopolitico (la Turchia nemica della Grecia?) vengono comprate tante armi? Chi produce in maggior misura queste armi che i greci devono comprare? Produttori tedeschi e francesi! Ah, ecco! La Grecia quindi spende il 5% del suo bilancio, da quarant’anni, per armarsi e prepararsi alla difesa da un possibile attacco turco.

Vediamo di capire meglio. La Grecia economica e politica, quindi, passa parte del suo tempo da oltre quarant’anni, a far girare tangenti a ministri e militari. Questo è il problema! Non formiche o cicale.
Inoltre, come tutti gli imprenditori di buonsenso sanno, se ci sono dei corrotti ci sono dei corruttori. I francesi e i tedeschi vendono, con le loro ditte produttrici, armi allo stato greco. Stato che paga queste armi con i soldi avuti in prestito dalla stessa Francia e Germania. Sì, proprio così, la virtuosa Germania, scandalizzata dai trucchi di bilancio dell’amministrazione greca, è lei che vende armi inutili alla Grecia.

Germania e Francia, dopo aver dissanguato uno stato membro dell’Unione Europea con superflui acquisti e dopo non aver mai promosso o favorito un dialogo costruttivo nel Mediterraneo per la pace fra tutti i popoli rivieraschi (in particolare tra Turchia e Grecia), ora si “pappano” le infrastrutture, porti e aeroporti, della povera Grecia cicala.
Oggi avevo voglia di dirvi questa cosa delle armi inutili alla Grecia. Anche per riflettere, come insieme facciamo da tempo non sospetto, sul destino dell’Italietta prima di assistere inermi a una fine simil-greca.

Anche noi con le nostre quarantennali tangenti, con il groviglio dei nostri corrotti e corruttori, abbiamo bisogno come europei e mediterranei di indignarci e preparare la nostra primavera dopo aver assistito a quella araba.
Altro che respingere i marocchini, gli algerini, i tunisini, i libici perseguitati. Dobbiamo imitarli.
Altro che rimborsare per danni di guerra i corrotti accoliti di Gheddafi preparando così i giri di tangenti con i berlusconiani, a corollario di oltre cinque miliardi di euro.
Altro che servili baciamani e l’umiliazione dell’arma dei Carabinieri obbligata ad accogliere nei propri quartieri le scorte arroganti del dittatore.

La Grecia cicala aspetta ancora i rimborsi per danni della seconda guerra mondiale da parte della Germania nazista. Altro che moralismi economici e amministrativi ai bevitori di ouzo e ai danzatori di sirtaki.
Ragioniamo invece su come la cultura del dialogo può fermare questa deriva demenziale di sciacallaggio di un paese sull’altro. Alberto Massari è andato recentemente a Cipro all’assemblea annuale di Copeam anche per capire se ci sono margini per azioni politiche, culturali ed imprenditoriali di cui Ipazia Preveggenza Tecnologica, Ipazia Promos, Ipazia web tv si possono fare promotrici.
 

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